SOC. ANONIMA PETROLI D'ITALIA 5 AZIONI PARIGI 1942

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Società costituita in genova con decreti 19 giugno e 28 luglio 1906.

 

Ricerca e produzione di idrocarburi in Italia

 
Mappa di localizzazione: Italia
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Stampa del 1540 che illustra la raccolta di petrolio vicino Montegibbo

Un blocco squadrato di bitume, ora custodito nel Museo Archeologico di Chieti, rinvenuto a Scafa in Abruzzo, zona con miniere di bitume, sostanza probabilmente raccolta nella zona fin dalla preistoria, marcato col sigillo di Sagitta Marrucino[11], proprietario della miniera, testimonia lo sfruttamento, quanto meno dal tempo dei romani, di alcuni dei giacimenti di asfalto sparsi nella penisola.

Diodoro Siculo nella Biblioteca Storica e Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale, menzionano il petrolio (oleum) raccolto a Girgenti, in Sicilia, utilizzato nelle lucerne al posto dell'olio solitamente utilizzato[12].

Nel paese di Blufi, nelle Madonie si trova il Santuario della Madonna dell'Olio, che prende il nome da una sorgente naturale di olio minerale, ritenuto nell'antichità miracoloso per la cura della pelle e che nel secolo XVIII era usato per curare i lebbrosi, molecole con zolfo [13].

Scavi archeologici hanno identificato un opificio di epoca romana di purificazione dell'asfalto, con resti di vasi di argilla con tracce di asfalto in contrada Pignatara a Lettomanoppello sempre in Abruzzo; un panetto rettangolare di bitume ritrovato, lungo 35 centimetri, largo 26 e spesso 10, fornisce indicazioni su come il prodotto raffinato venisse confezionato per essere trasportato e commercializzato, sul panetto è rimasta impresso il marchio dell'opificio con le lettere "...ALONI.C.F.ARN.SAGITTAE.", che permette di attribuire l'appartenenza del proprietario dello stabilimento alla tribù Arniense e la datazione al primo secolo dell'impero romano[14]. Lo sfruttamento di questo asfalto proseguì nei secoli, venne commercializzato nel XII secolo con la Repubblica marinara di Amalfi che l'utilizzava per calafatare le proprie navi[15], arrivando fino all'inizio del XIX secolo[16].

Nel 1460 il podestà Francesco Ariosto scrisse De Oleo Montis Zibinii seu petroleo agri mutinentis, celebrando le virtù dell'olio di sasso di Montegibbo per curare ulcere, ustioni, dolori di stomaco, per i dolori di parto, la febbre quartana, il mal di milza, il mal di polmone, utile contro la peste, e per guarire qualsiasi genere di ferita non mortale

Flavio Biondo riporta nella sua opera l'Italia illustrata, pubblicata attorno al 1482, l'esistenza di una sorgente di petrolio presso il castello di Cantalupo, vicino a Tocco da Casauria in Abruzzo, petrolio che i tedeschi e gli ungheresi “colligunt et asportant “ (raccolgono e asportano) in quanto reputato avere virtù medicamentose[17].

Una incisione del 1540 mostra la raccolta di petrolio presso "monte Zibio" (oggi Montegibbo), presso le salse di Nirano vicino Sassuolo, il cui nome deriva dal latino "sax oleum" ossia "olio di sasso" Il petrolio era raccolto nelle salse anche dai monaci benedettini dell'abbazia di S. Pietro in Modena e venduto col nome di "Olio di Santa Caterina"[18].

La voce petrol presente nel volume 14 dell'Encyclopédie (stampato nel 1751) riporta che in Europa del petrolio

(FR)

« nous ne connoissons que ceux de France & d’Italie. Ce dernier pays abonde en huile de pétrol, qui se trouve dans les duchés de Modene, de Parme & de Plaisance »

(IT)

« non ne conosciamo che quello di Francia e d'Italia. Quest'ultimo paese abbonda di petrolio, che si trova nei ducati di Modena, Parma e Piacenza »

(Vol 14, pag 471, Encyclopédie[19])

Il petrolio, viene indicato nell'Encyclopédie, era recuperato con pozzi e sorgenti naturali nel ducato di Modena, ove era molto abbondante, in particolare vicino al castello di Monte Baranzone e in un luogo chiamato Fiumetto. La produzione avveniva scavando pozzi profondi 30-40 braccia fino alla comparsa di acqua mista a petrolio, questi pozzi erano scavati sia ai piedi delle colline, ricavando grandi quantità di petrolio rossastro, che verso la loro sommità dove era ottenuto un petrolio più chiaro , in minor quantità. Altro petrolio era raccolto in una valle del baliaggio di Montefestino e a Montegibbo in val Secchia dove era presente una sorgente continua d'acqua in cui galleggiava petrolio, in quantità tale da poterne raccogliere ogni volta 6 libbre. La scoperta di quest'ultimo sarebbe attribuibile a Francesco Ariosto medico e podestà di Ferrara, che l'avrebbe trovata nel 1640 e permessa la raccolta scavando delle canaline e vasche di raccolta che differenziano tre tipi di petrolio: molto chiaro biancastro, giallastro e rossastro nerastro. Secondo Antonio Vallisneri all'inizio del secolo XVIII attorno a Montegibbo vi erano 4 pozzi attivi ed uno in corso di scavo per il recupero del petrolio, il liquido era raccolto in vani scavati nella roccia e protetti con muri contro crolli, dove si accumulava acqua salata sulla quale galleggiava il petrolio raccolto facendone impregnare delle spugne o dei fascetti d'erba, che poi venivano strizzati sopra un recipiente con un foro al fondo per eliminare l'acqua rimasta[20].

In provincia di Piacenza il petrolio era raccolto a 12 leghe dalla città, sul Monte Ciaro (ora Montechiaro), scavando pozzi verticali attraverso strati orizzontali di argille miste con gesso selenitico fino ad incontrare l'acqua, lasciando quindi sgocciolare acqua e petrolio nel pozzo e raccogliendo la miscela liquida con secchi di rame mescolato con acqua ogni otto giorni

Queste petrolio era raccolto per scopi medicinali e secondo Louis de Jaucourt, autore del lemma enciclopedico, gli italiani sono autorizzati a considerare i loro petroli come un rimedio molto penetrante, incisivo, balsamico particolarmente per alcune malattie croniche, e ancor più da utilizzare esternamente per rafforzare i nervi delle parti [del corpo] indebolite, dare elasticità e riposo alle fibre [muscolari] rilassate.

Nello Stato Pontificio era famosa la "pece di Castro", ricavata da una manifestazione superficiale bituminosa nella campagna laziale e utilizzata a scopi medici, la cui raccolta venne abbandonata nel secolo XIX[21].

Italia preunitariaModifica

All'inizio dell'Ottocento nella località Miano di Medesano veniva raccolto petrolio utilizzato per l'illuminazione di Genova, Parma e Borgo San Donino.

Con l'articolo 1 della "Legge de' 17 ottobre 1826, sulla ricerca e scavo delle miniere nel regno." venne liberalizzata nel Regno delle Due Sicilie la ricerca e sfruttamento delle risorse minerarie "tanto metalliche, che semi-metalliche" tra cui viene incluso il bitume; l'articolo 2 stabiliva che in caso di ritrovamento minerario in un fondo ovvero "vi siano segni patenti che secondo i principi di mineralogia indichino la esistenza di una miniera delle sostanze espresse nell'articolo antecedente", il cui proprietario dello stesso non intendeva o non poteva intraprenderne lo sfruttamento, veniva dato diritto di concessione mineraria a chi ne avrebbe fatta richiesta e "il concessionario però sarà tenuto a dare un compenso al proprietario del fondo, da convenirsi, o da arbitrarsi dal giudice, l'articolo 3 stabiliva che le disposizioni contenute ne' due precedenti articoli avranno anche luogo per le miniere che si rinvengono ne' fondi de' comuni, de' luoghi pii, e de' pubblici stabilimenti"[22].

In Abruzzo sul versante orientale della Maiella nel 1844 Silvestro Petrini iniziò lo sfruttamento industriale moderno dei giacimenti di asfalto nelle contrade Manopello e San Valentino nella provincia di Chieti, scavando alcune miniere di asfalto per estrarre le rocce asfaltiche, il bitume recuperato veniva raffinato e convertito in petrolio. La prima fase di questa attività durò poco, venendo il Petrini arrestato dal governo Borbonico a seguito della sua partecipazioni ai moti patriottici del 1848[23]. Dopo l'arresto del Petrini fu attiva la Società dell'architetto Guglielmi e co., che possedeva uno stabilimento a a Manopello, per la raffinazione dei minerali bituminosi locali, in esso lavoravano più di 50 operai ed il valore del prodotto era stimato sui 70,000 franchi.[24] Sempre nella stessa area era coltivato il bitume a Rocca Morica nell'Abruzzo Citeriore, nei dintorni della Majella, e veniva raccolto il "bitume liquido" (petrolio) che fluiva liberamente nel vallone detto Monte Morone, in contrada detta Rocca nel tenimento di Tocco.

In Basilicata la presenza nota di affioramenti di petrolio in Val d'Agri e nel Melfese, permise lo sviluppo di alcune miniere per asfalto nella zona di Tramutola e Marsico almeno dalla metà del secolo XIX, come indicato dal geografo Amati[25].

Nel maggio 1853 a Napoli ci fu una "pubblica esposizione di arti e manifattura", in cui furono esposti anche saggi e campioni dell'industria bitumiera del tempo, tra cui furono esposti campioni di asfalto di Marsico e Tramutola[26] e numerosi saggi provenienti da Manopello di asfalto "purificato"[27], d'asfalto "manifatturato in pani", tre tavole imitanti il marmo, e un saggio di pece minerale[24].

Attorno alla metà del XIX secolo si iniziò in Europa a sperimentare con successo la ricopertura del manto stradale tramite asfaltatura dello stesso, conseguentemente la richiesta nel mercato europeo di bitume crebbe improvvisamente ed anche lo sfruttamento dei giacimenti di rocce asfaltiche ebbe un forte impulso. Durante il Regno Lombardo Veneto l'ingegner Schulze, per conto del barone Salomon Rothschild impiantò lo "Stabilimento Adriatico per la fabbricazione di mastice asfaltico" sull'isola della Giudecca a Venezia, con un capitale di 450,000 l.a.[28], che produceva mastice asfaltico e cemento idraulico, utilizzando rocce dolomitiche estratte dalle miniere dalmate di Porto Mandolen, presso Traù, dell'Isola di Brazza, e di Vergoraz; la produzione di "mastice asfaltico" ammontava a circa 30,000 quintali e per valore di un mezzo milione di franchi ed era esportato ad Amburgo, in Prussia, in Austria, in Sassonia e a Genova[29]

Nello Stato Pontificio venne dato impulso all'estrazione di bitume affiorante nel frosinate, la cui presenza era nota da tempo, dando la concessione di sfruttamento ad una società sui territori di Veroli, di Banco e Filettino, il bitume raccolto era portato nel comune di Isola di Sora, appartenente al Regno delle due Sicilie ove si trovava uno stabilimento per l'estrazione di petrolio; nel 1852 questo stabilimento ricevette 15,614 chilogrammi di prodotto, ed occupava circa 60 operai[24].

Iniziò anche lo sfruttamento in miniera e cave delle rocce asfaltiche, delle brecce calcaree cretaciche fagliate, affioranti a Colle San Magno, nel Lazio, in provincia di Frosinone[30], sfruttamento che durò fino alla seconda guerra mondiale, operato dalla Bombrini Parodi Delfino che ne rilevò l'attività al termine della prima guerra mondiale[31].

Dall'Unità d'ItaliaModifica

Furono proprio le manifestazioni superficiali di idrocarburi a guidare le prime ricerche e produzioni di idrocarburi espletate con la tecnica moderna tramite la perforazione di un pozzo con apposito impianto: la prima estrazione di petrolio in Italia fu fatta da Achille Donzelli nel 1860 che perforò due pozzi a Ozzano, nell'appennino parmense, a 32 e 45 metri di profondità con una produzione di 25 kg di petrolio al giorno e nello stesso anno il marchese Guido Della Rosa realizzò a Salsomaggiore, sempre nell'area emiliana, un pozzo di 308 metri con una produzione fino a 3750 kg di petrolio al giorno; nel 1869 Salsomaggiore divenne la prima città illuminata a gas[32]. La perforazione di questi pozzi venne intrapresa a tre anni di distanza dal famoso pozzo perforato negli USA da Edwin Drake, comunemente indicato come marcante l'inizio dell'era petrolifera. Altri ritrovamenti minori nel reggiano si ebbero a Salsominore e Rivalterra.

Poco dopo venne intrapresa una produzione di idrocarburi a Tocco da Casauria in Abruzzo e nel frusinate, aree dove si trovano in affioramento calcari mesozoici con impregnazioni di bitume. Il pozzo Tocco Casaura 1, perforato nel 1863 iniziò con la produzione di 500 kg giornalieri di petrolio da una profondità di 50 metri; nel frosinate ebbero risultati positivi i pozzi perforati a Ripi a partire dal 1868 e a San Giovanni Incarico.

Alcuni campioni di asfalto e loro derivati lavorati dalle ditte Cugini Praga, Erba Bernardo e Molineris Bramante di Milano, e dalla Società generale Romana furono presentati alla "Esposizione industriale in Milano del 1871 a Milano, permettendo una comparazione fra i prezzi dei prodotti sul mercato: l'asfalto della Maiella risultava meno costoso del 30% rispetto a quello dell'Isola di Brazza[33]

« Asfalti.- L'industria degli asfalti è ben rappresentata alla nostra esposizione; vi si vedono infatti gli asfalti naturali ed artificiali delle ditte Cugini Praga (1), Erba Bernardo e Molineris Bramante di Milano, e quelli della Società generale Romana. Molte sono le applicazioni dell'asfalto e della lava che si vanno introducendo nelle costruzioni (rivestimenti di cisterne, terrazzi, tetti, pavimenti in genere, selciati, vasche, canali ecc.) e perciò crediamo possa riuscir utile di dare i prezzi (2) che vennero esposti dai Cugini Praga per le tre qualità di asfalto naturale Brazza, Volant-Perette, Majella (3) e per la lava metallica; quest'ultima si impiega però preferibilmente in lavori al coperto perché non se ne potrebbe garantire la durata se venisse esposta alle intemperie
(1) Premiati con medaglia d'argento. (2) ... (3) L'asfalto Majella (Abruzzi) è il solo asfalto naturale italiano che i cugini Praga abbiano cominciato ad esperimentare, giacché per le altre qualità siamo tributarj all'estero. »
(pag. 531 in C. Saldini L'esposizione industriale in Milano nei suoi rapporti coll'ingegneria, Il Politecnico: giornale dell'ingegnere architetto civile e industriale, Volume 19, 1871, Milano)

Nel 1863, dopo una serie di "assaggi chimico-tecnici" di rocce della provincia vicentina, richiesti della Direzione della Società Montanistica di Vicenza, venne proposto di creare uno stabilimento per distillare una "lignite schistoide" "ittiolitifera" presente a Monteviale nel vicentino per ricavarne olio combustibile, illuminante e altri derivati[34][35].

Verso la fine del secolo iniziò lo sfruttamento in miniera del bitume contenuto in fratture entro rocce dolomitiche (al tempo chiamate piroscisti o scisti bituminosi) della miniera di Resiutta, in provincia di Udine. Il bitume estratto da questo miniera era distillato nel paese per ricavare oli minerali pesanti, il processo era autoalimentato con i gas combustibili che venivano prodotti, la sua produzione permise la prima pubblica illuminazione di Udine. Dal bitume estratto veniva anche ricavato l'ittiolo, utilizzato a scopi medicamentali[36].

Inizio SecoloModifica

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Panoramica del campo petrolifero di Vallezza, sono visibili i pozzi, spesso ubicati sui crinali

In questo periodo l'attività di ricerca e esplorazione venne guidata principalmente dalle osservazioni di geologia di superficie e dal rinvenimento di manifestazioni di idrocarburi in superficie, causa la complessa struttura tettonica della penisola che inizierà ad essere maggiormente compresa solamente nella seconda metà del secolo, le ricerche in gran parte fornirono risultati deludenti in quanto le manifestazioni di idrocarburi in superficie spesso non corrispondono in profondità a giacimenti economicamente sfruttabili.

Nel 1905 venne fondata da Luigi Scotti, a Fornovo, sull'appennino Parmense la SPI, Società Petrolifera Italiana, che iniziò la sua attività con la miniera di Vallezza. Nella proprietà della SPI entrò l'americana Esso dal 1928 al 1948, attirata in Italia dalle manifestazioni petrolifere dell'area. La SPI negli anni 20 e 30 del secolo scorso produceva circa il 50% del petrolio estratto in Italia. Nel 1907 iniziò la ricerca di petrolio, la presenza del petrolio era nota a Vallezza, dove esistevano alcuni pozzi scavati a mano, in prossimità di manifestazioni superficiali, ma l'attività estrattiva industriale consente di trovare petrolio in ottime quantità arrivando, nel tempo, a realizzare 179 pozzi petroliferi per un totale di circa 107.000 metri perforati. La produzione iniziò nel 1909 arrivando a produrre fino al 1973 circa 200.000.000 di litri di petrolio e 105.000.000 nmc di gas naturale; il primo pozzo (1907) venne perforato a mano fino alla profondità di 120 metri, mentre nel 1957 un pozzo esplorativo, fatto in associazione SPI-AGIP arrivò alla profondità di 3218 metri[37].

Facendo seguito a tracce di petrolio rinvenute a Salsomaggiore in alcuni pozzi perforati per emungere acqua per gli stabilimenti termali, la SPI intraprese negli anni '20 una attività sistematica di ricerca in quest'area del parmense, e nel 1923 rivenne petrolio infine nell'area di "Cento Pozzi", dove nel giro di 15 anni furono perforati 71 pozzi produttivi, altri 11 produttivi a petrolio e gas furono sviluppati nell'area di Salsominore[38]

Col decreto n 1957 del 22 agosto 1906 la Società Veneta per le Miniere ricette la concessione per la miniera di bitume di Resiutta, già attiva, la cui attività venne mantenuta fino ai primi anni '50 del secolo XX.[39]

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Ragusa: uno degli stabilimenti per la lavorazione delle rocce asfaltiche (immagine d'epoca)

Nel 1917 la societ&agra"

Product Details

Place of issue
Milano
Year of issue
1942
Nation of issue
Italia
Printer name
OFFICINE CARTE VALORI D. COEN & C. - MILANO
Autograph
Rarity Index
R4
Quotation Index
S4
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