1844 - PASSAPORTO NON EMESSO FERDINANDO II RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, ETC. -

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Ferdinando Carlo Maria di Borbone (Palermo, 12 gennaio 1810 – Caserta, 22 maggio 1859) è stato re del Regno delle Due Sicilie dall'8 novembre 1830 al 22 maggio 1859.

Succedette al padre Francesco I in giovanissima età, e fu autore di un radicale processo di risanamento delle finanze del Regno. Sotto il suo dominio, il Regno delle Due Sicilie conobbe una serie di riforme burocratiche e innovazioni in campo tecnologico, come la costruzione della Ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia, e di impianti industriali avanzati, quali le Officine di Pietrarsa. Diede inoltre un grande impulso alla creazione di una Marina Militare e mercantile, attraverso le quali aumentò il livello degli scambi con l'estero.

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Descrizione

Nel gennaio del 1836, subito dopo la nascita del principe ereditario Francesco, scoppiò in Sicilia e in Calabria un'epidemia di colera, durata per tutto l'anno 1837, la cui diffusione la popolazione locale, per ignoranza e superstizione, attribuì a funzionari governativi e poliziotti; per questo motivo si ribellò, provocando dei focolai di insurrezione in molti paesi, di cui fecero le spese i presunti "untori", tra cui numerosi pubblici ufficiali borbonici. La reazione di Ferdinando II fu rapida e spietata: inviò in Sicilia, con poteri straordinari, il marchese Del Carretto, ex-liberale famoso per aver stroncato i Moti del Cilento del 1828, che ripristinò l'ordine con metodi brutali e oppressivi, mentre in Calabria fu inviato l'attendente Giuseppe De Liguoro, il quale, evocando la legge contro i reati politici del 24 maggio 1826, fece processare a Catanzaro i responsabili delle insurrezioni locali, dei quali cinque furono condannati a morte, due a diciannove anni di carcere e gli altri a pene minori.

Nel 1838, dopo aver sedato le agitazioni interne e compiuto un altro viaggio nelle province, Ferdinando compì degli atti importanti di buon governo: rimosse Del Carretto dalla Sicilia e vi inviò come luogotenente generale il duca Onorato Gaetani di Laurenzana, concesse l'indulgenza agli imputati politici dell'isola, tranne che ai promotori, riordinò alcuni rami della pubblica amministrazione, cercò di frenare il ricorrere al duello con una legge del 21 luglio 1838, che equiparava le ferite e gli omicidi commessi nei duelli a delitti comuni e negava ai partecipanti la sepoltura in terra consacrata, e aderì alla lega degli Stati che si erano accordati per porre fine alla tratta degli schiavi neri. Nello stesso anno però, sorse una complicata questione diplomatica con il Regno Unito, che arrivò a sfiorare la guerra tra Napoli e Londra per ragioni economiche: sin dal 1816, infatti, il governo inglese con un trattato di commercio con quello napoletano, aveva il monopolio delle miniere siciliane di zolfo necessario, tra l'altro, alla fabbricazione della polvere da sparo.

Poiché nel corso degli anni la produzione era notevolmente aumentata, il sovrano borbonico pensò di trarne profitto stipulando un accordo commerciale con la compagnia francese Taix et Aychard, alla quale si consentiva di comprare non oltre seicentomila cantari (unità di misura corrispondente a 90 kg) di zolfo all'anno, in cambio della costruzione di alcune vie e del risarcimento parziale dei possidenti danneggiati, mentre il re otteneva una tassa di 400.000 ducati annui, ventimila cantari di zolfo per le polveriere militari e un dazio di 4 carlini per ogni quantitativo di zolfo estratto in più della quantità stabilita. Questo accordo, malgrado le proteste del governo inglese, fu firmato il 10 luglio di quell'anno, senza nemmeno informare il ministro degli Esteri, il principe di Cassaro. Tutto l'anno 1839 fu scandito dal reciproco scambio di discussioni, lettere e lagnanze tra il governo napoletano e quello inglese, che chiedeva la scissione del contratto, inviando a Napoli il legato straordinario Mac Gregor, che insieme all'incaricato Kennedy avviò negoziati per tutelare i mercanti inglesi che avevano investito forti somme nelle zolfare siciliane.

Anche il principe di Cassaro si dimostrò favorevole e insieme agli inviati inglesi presentò al re lo schema di un trattato commerciale equo e vantaggioso per entrambe le parti. Poiché Ferdinando tentennava, il primo ministro Lord Palmerston diede istruzioni all'ambasciatore inglese a Napoli Temple di rompere le relazioni tra i due paesi se non si fosse giunto alla firma del trattato. Alle rassicurazioni del sovrano Londra si quietò, tanto che il Borbone poté inaugurare, il 3 ottobre 1839, la Ferrovia Napoli-Portici, prima linea ferroviaria italiana, lunga poco più di 7 km, che collegava Napoli con Portici. Questa linea era solo il progetto di un tracciato ferroviario più ampio, che si sarebbe concretizzato negli anni successivi: il 1º agosto 1842 fu infatti aperta la tratta che andava dalla capitale a Castellammare di Stabia, mentre nel 1844 venne inaugurata la ferrovia che si diramava fino a Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore.

Oltre a questo, Ferdinando II introdusse quello stesso anno anche alcune innovazioni come l'illuminazione a gas della capitale. Ben presto però le relazioni con l'Inghilterra giunsero al punto di rottura, quando nel 1840 il re interruppe d'improvviso i negoziati per il trattato di commercio, provocando le dimissioni del ministro degli Esteri, il principe di Cassaro, che il re confinò in Puglia, sostituendolo con Fulco Ruffo di Calabria, principe di Scilla. Il governo inglese reagì inviando il 20 marzo una squadra navale, comandata dall'ammiraglio Stopford, nel golfo di Napoli, per far valere le proprie ragioni. Ferdinando allora rispose schierando reparti militari in vari punti del golfo, ordinando alle artiglierie dei castelli intorno alla città di tenersi pronte ad aprire il fuoco e sequestrando le navi inglesi presenti nel porto, in risposta al dirottamento inglese su Malta di alcuni mercantili napoletani. Sembrava che fra Napoli e Londra stesse per scoppiare la guerra, quando il governo francese si pose a mediatore, riuscendo a far passare, nel luglio di quell'anno, un progetto che aboliva il privilegio dato alla compagnia francese sullo zolfo e costituiva una commissione mista anglo-napoletana per risarcire i danneggiati.

Reagì allora isolandosi sempre di più sul piano internazionale e accentuando il regime poliziesco all'interno del regno: prova ne sono le repressioni dei moti liberali del 1844 (spedizione dei Fratelli Bandiera, fucilati il 25 luglio nel vallone di Rovito, presso Cosenza, insieme ad altri sette compagni) e del 1847 (Rivolta di Gerace), entrambi falliti per mancanza di seguito popolare. E, se nel 1845 permise che a Napoli si tenesse il settimo congresso degli scienziati italiani, seguendo l'esempio del Re di Sardegna e del Granduca di Toscana, Ferdinando II non vide di buon occhio né l'elezione, il 16 giugno 1846, al pontificato di Pio IX (che passava per un liberale e aveva concesso delle limitate riforme che suscitarono l'entusiasmo dell'opinione pubblica italiana), né la proposta di entrare, nel 1847 (l'anno in cui fondò la "colonia", cioè la frazione, San Ferdinando di Puglia), in una lega doganale tra vari Stati italiani, promossa dal papa, dal re di Sardegna e dal Granduca di Toscana; il rifiuto del re napoletano porterà alla decadenza del progetto stesso. Sicché Ferdinando, non cogliendo lo spirito riformatore che in quegli anni vari sovrani italiani adottavano per rendersi più popolari, si trovò impreparato a fronteggiare la crisi che di lì a poco avrebbe messo a soqquadro l'Europa.

Ferdinando II delle Due Sicilie

Dettagli del prodotto

Luogo di emissione
Napoli
Anno di emissione
1844
Nazione di emissione
Regno delle Due Sicilie

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