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1850 - PASSAPORTO DAL GRANDUCATO DI TOSCANA SOTTO LEOPOLDO II - PONTREMOLI

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Leopoldo II Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d'Asburgo-Lorena (Firenze, 3 ottobre 1797 – Roma, 28 gennaio 1870) è stato il penultimo granduca di Toscana e l'ultimo granduca regnante de facto.

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Descrizione

Alla morte del padre il 18 giugno 1824, Leopoldo II assunse il potere e subito dimostrò di voler essere un sovrano indipendente, appoggiato in questo dal ministro Vittorio Fossombroni, che seppe sventare una manovra dell'ambasciatore austriaco conte di Bombelles per influenzare l'inesperto granduca. Questi non solo confermò i ministri che aveva nominato il padre, ma diede subito prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tassa sulla carne e un piano di opere pubbliche che prevedeva la continuazione della bonifica della Maremma (tanto da essere ricordato dai Grossetani con un monumento scultoreo collocato in Piazza Dante), l'ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, un primo sviluppo delle attività turistiche (allora chiamate "industria del forestiero") e lo sfruttamento delle miniere del granducato.

Dal punto di vista politico, il governo di Leopoldo II fu in quegli anni il più mite e tollerante negli stati italiani: la censura, affidata al dotto e mite Padre Mauro Bernardini da Cutigliano, non ebbe molte occasioni di operare e molti esponenti della cultura italiana del tempo, perseguitati o che non trovavano l'ambiente ideale in patria, poterono trovare asilo in Toscana, come accadde a Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Guglielmo Pepe, Niccolò Tommaseo. Alcuni scrittori e intellettuali toscani come Francesco Domenico Guerrazzi, Giovan Pietro Vieusseux e Giuseppe Giusti, che in altri stati italiani avrebbero sicuramente passato dei guai, poterono operare in tranquillità. È rimasta celebre la risposta del granduca all'ambasciatore austriaco che si lamentava che "in Toscana la censura non fa il suo dovere", al quale ribatté con stizza "ma il suo dovere è quello di non farlo!". Unico neo in tanta tolleranza e mitezza fu la soppressione della rivista "L'Antologia" di Giovan Pietro Vieusseux, avvenuta nel 1833 per le pressioni austriache e comunque senza ulteriori esiti civili o penali per il fondatore.

Il mite governo granducale fece sì che in Toscana non vi fossero in quegli anni moti o sedizioni e le attività cospirative erano limitate solo alla città di Livorno e di minima importanza: gli unici atti repressivi furono nel 1830 la soppressione del giornale "L'Indicatore Livornese" e la condanna del Guerrazzi a sei mesi di confino a Montepulciano per aver pronunciato un'orazione in memoria di Cosimo Del Fante. La tranquillità del Granducato era sottolineata anche da intellettuali come Niccolò Tommaseo e Giuseppe Giusti, che dedicò una simpatica satira al granduca ("Il re travicello") che fece in un primo tempo infuriare il destinatario, ma che poi fu presa simpaticamente dallo stesso interessato.

I moti del 1831, che sconvolsero i due ducati emiliani e le legazioni dello Stato Pontificio, non ebbero seguito in Toscana, nonostante che qualche patriota cercasse di suscitarne: l'unica preoccupazione di ordine pubblico presa fu quella di presidiare meglio la frontiera settentrionale per evitare sconfinamenti di sobillatori.

Nel 1832 moriva la granduchessa Maria Anna Carolina, lasciando nello sconforto il granduca che, per assicurare la successione, si risposò l'anno successivo con la Principessa Maria Antonietta di Borbone, nozze da cui nel 1835 doveva nascere Ferdinando, il sospirato erede al trono.

Nel 1839 e nel 1841 Leopoldo II diede il permesso per fare svolgere i "Congressi degli scienziati italiani" a Pisa e Firenze, nonostante le minacce del governo austriaco e le proteste di quello pontificio; nel frattempo il governo granducale pianificava un forte sviluppo della rete ferroviaria, che negli anni successivi avrebbe visto la nascita della "Ferrovia Leopolda" (Firenze-Pisa-Livorno; con la diramazione da Empoli a Siena) e della "Ferrovia Maria Antonia" (Firenze-Prato-Pistoia-Lucca), mentre rimasero a livello progettuale la "Ferrovia Ferdinanda" (Firenze-Arezzo) e la "Ferrovia Maremmana" (Livorno-confine del Chiarone).

Particolarmente ammirevole e destinato a rimanere nel cuore dei fiorentini (almeno fino al 1849) fu il comportamento del granduca in occasione della grande alluvione del 3 novembre 1844, quando il sovrano non fece mancare la sua presenza al momento dei soccorsi, aprendo le porte di Palazzo Pitti agli sfollati, impegnandosi personalmente nei soccorsi su una barca e recandosi in visita anche nelle zone più periferiche colpite dal disastro.

Leopoldo II di Toscana

Dettagli del prodotto

Luogo di emissione
Pontremoli
Anno di emissione
1850
Nazione di emissione
Granducato di Toscana

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