1872 - BANCA ITALO - GERMANICA 1 AZIONE AL...
1872 - BANCA ITALO - GERMANICA 1 AZIONE AL...
1872 - BANCA ITALO - GERMANICA 1 AZIONE AL PORTATORE - ROMA
1872 - BANCA ITALO - GERMANICA 1 AZIONE AL PORTATORE - ROMA

1872 - BANCA ITALO - GERMANICA 1 AZIONE AL PORTATORE - ROMA

602
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1872 - BANCA ITALO - GERMANICA 1 AZIONE AL PORTATORE - ROMA 

Splendido titolo storico con grafica con stemmi e fregi Italiani e Tedeschi con grafica impreziosita ai lati. La banca fu autorizzata con Regio Decreto del 22 Novembre 1871. Capitale di fondazione 50 Milioni di Lire Italiane, diviso in 100.000 azioni da lire 500.

Emesso a Roma il 20 Giugno 1872

Descrizione

I governi italiani erano la maschera dietro la quale una masnada di caporioni ebrei internazionali guidati dai giudei Joel, Weil e Toeplitz decidevano le sorti, la pace o la guerra della Nazione; e dimostrai con una inconfutata ed implacabile documentazione come la plutocrazia internazionaIe, attraverso l’alta banca, tedesca dì nome ma ebraica di fatto, operava la conquista e l’asservimento dell’Italia,
Nella sua monografia su Il Fascismo e l’organizzazione del Credito in Italia Arturo Osio così riassume la parte di quel mio libro dedicata all’azione della banca ebraica operante in Italia:
«Nel volume di Francesco Crispi “Questioni internazionali – diario e documenti ordinati da T. Palamenghi-Crispi”, sono esposte le ragioni per cui lo statista siciliano si adoperò per la fondazione di questo istituto bancario a fondo tedesco-italiano.
«Il Palamenghi ricorda come “una delle armi, la maggiore forse, che l’ostilità francese adoperasse per punire l’Italia per essersi alleata alla Germania, fu il discredito col quale colpì il consolidato e gli altri valori italiani quotati alla Borsa di Parigi”, e come Francesco Crispi più e più volte abbia interessato Bismarck per ottenere che l’alta banca germanica intervenisse a favore dei valori italiani, ostacolando e frenando la fiera campagna francese al ribasso. Ma siccome non sempre l’azione dei banchieri tedeschi riuscì sollecita, così Franceco Crispi appoggiò diplomaticamente, nel 1890, la creazione dell’lstituto Italiano di Credito Fondiario col concorso di un sindacato bancario, e, nel 1894, favorì in tutti i modi la fondazione della Banca Commerciale Italiana, con un capitale di soli 20 milioni, sottoscritti da banchieri tedeschi, austriaci, svizzeri e italiani.

«Osserva il Palamenghi-Crispi: “L’idea di fondare codesta banca italo-germanica fu conseguenza dell’interessamento dell’alta finanza della Germania al credito italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di Berlino. Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione in Italia di un Istituto col quale potere esercitare più facilmente il controllo su quegli affari”.
Ma l’alta finanza della Germania di allora era tutta nelle mani degli ebrei: L’idea fu manifestata dal sig. Schwabach (ebreo), capo della Casa Bleischroeder (ebrea) all’ambasciatore conte Lanza, il quale gli fece avere parole di incoraggiamento dal ministro Crispi. Il commendator Federico Weil (ebreo) che fu, assieme a Joel e Toeplitz (ebrei ambedue), uno dei veri direttori della Banca Commerciale, ebbe poi personalmente da Crispi lo stesso incoraggiamento.
La Banca Commerciale fu così fondata a Milano con il limitato capitale di 20 milioni, salito poi, in soli venti anni, a 156 milioni. L’esiguità del capitale iniziale induce a credere che Francesco Crispi fosse ben lontano dal sospettare le intenzioni dei fondatori della Banca Commerciale. Alla mente di Francesco Crispi, come a tutti gli uomini politici del suo tempo, il problema ebraico e della internazionale ebraica non si era affacciato. «Fatto sta che alla vigilia della guerra europea la Banca Commerciale – che fra capitale, depositi, conti correnti ecc. gestiva denaro italiano per l’enorme somma di ben 800 milioni circa – era governata da tre ebrei: Weil, Joel e Toeplitz; gli italiani che figuravano nella Direzione e nel Consiglio di amministrazione non erano altro che uomini di paglia.

«In una polemica fra il senatore Mangili, presidente della Banca Commerciale, e la rivista La Vita Italiana, il Mangili, in una intervista sul Sole del 7 ottobre 1914, tentava di escludere il carattere tedesco-ebraico dell’Istituto da lui presieduto, e affermava sostanzialmente: 1) che dei depositi e delle disponibilità della Banca Commerciale, solo 1 milione era impiegato in titoli tedeschi; 2) che su 312.000 azioni (156.000 milioni di capitale nominale) solo 6000 azioni (3 milioni di lire) erano collocate in Germania. Senonché il senatore Mangili sorvolò troppo rapidamente sopra un punto che era della massima importanza per stabilire quale fosse la vera azione che la Banca esplicava nel nostro Paese, in relazione soprattutto agli interessi di questo con le altre nazioni straniere.

Dettagli del prodotto

Luogo di emissione
Roma
Anno di emissione
1872
Nazione di emissione
Italia
Nome stampatore
MILANO 1872 - STAB. G. CIVELLI
Referenti
IL PRESIDENTE, IL CAPO CONTABILE, IL TESORIERE
Indice di rarità
R8
Indice di quotazione
S5
Dimensioni
48x28
scripofilia

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