Già dall'anno seguente, l'istituto di credito torinese assorbiva la Banca Agricola Industriale di Casale Monferrato e, sempre nei primi mesi del 1922, avviava una strategia di penetrazione nel territorio comasco e varesino attraverso l'iniziale creazione della filiale di Como, seguita ben presto da quelle di Mariano Comense (maggio '22), Erba Incino (luglio), Cantù (agosto), Besana Brianza, Carate Brianza, Lecco, Malnate e Merate (ottobre) per finire con quelle di Varese, Tradate, Gavirate, Oggiono e Laveno.
L'espansione della Banca Agricola Italiana sarebbe proseguita anche negli anni seguenti attraverso l'acquisizione nel 1924 del Credito Piemontese (in concorso con la Banca d'Italia) e nel 1927 della Banca Biellese e della Banca Generale della Penisola Sorrentina. Quest'ultime operazioni, tuttavia, non avrebbero portato i risultati sperati, tanto che l'istituto torinese, che ormai in pratica poteva contare su di una rete di filiali in quasi tutte le regioni italiane, avrebbe iniziato a far registrare perdite d'esercizio. La difficile situazione della società, inoltre, si intersecava con quella altrettanto negativa di Riccardo Gualino. Proprio quest'ultimo, nel 1929, chiedeva aiuto alla Banca d'Italia e al Ministero del Tesoro, con i quali veniva stabilita una convenzione per salvare la Banca Agricola Italiana. Il tentativo di salvataggio, tuttavia, sarebbe amaramente fallito costringendo così il Gualino a cedere progressivamente la propria quota sociale, acquisita della Banca d'Italia, e ad avviare un processo di smembramento delle rete delle filiali che finivano per essere acquisite da diversi istituti di credito, tra i quali il Monte dei Paschi di Siena, l'Istituto San Paolo di Torino, la Banca Nazionale del Lavoro e la Banca Commerciale Italiana. Nel 1932, iniziava per la Banca Agricola Italiana la procedura di liquidazione.