Il Buono del Tesoro Novennale a Premi, emesso dalla Direzione Generale del Tesoro del Regno d’Italia, faceva parte della settima serie di obbligazioni governative emesse nel 1926. Il certificato in esame prevedeva un capitale nominale di 50.000 lire, con scadenza al 15 maggio 1934. Questo tipo di buono garantiva un interesse annuo e la partecipazione a una lotteria con premi, con l'obiettivo di incentivare i cittadini a investire nel debito pubblico.
Il buono era esente da imposte e tasse e rappresentava un modo per sostenere le finanze pubbliche in un periodo di stabilizzazione economica dopo gli anni turbolenti seguiti alla Prima Guerra Mondiale. Con un valore nominale elevato per l’epoca, il titolo era destinato principalmente a investitori di una certa solidità economica.
Il documento riporta la data di emissione, 16 giugno 1926, e specifica che il beneficiario del titolo è De Angelis Raffaele Alfonso. In seguito al rimborso del titolo, è stato marcato come "Rimborsato", testimoniando l’avvenuta restituzione del capitale.
Contesto Storico
Nel 1926, l’Italia era ormai sotto il regime fascista guidato da Benito Mussolini, e il governo cercava di stabilizzare l’economia attraverso politiche di consolidamento del debito pubblico e il rafforzamento del sistema bancario. Il paese, uscito dal primo conflitto mondiale con gravi difficoltà economiche, stava cercando di riprendersi, implementando riforme in vari settori, tra cui l'industria e le infrastrutture.
Il Buono del Tesoro Novennale a Premi era uno strumento finanziario utilizzato per attrarre capitali dal pubblico e finanziare le spese statali, incluse le opere di modernizzazione del paese. L’aspetto dei premi legati al titolo, introdotto per stimolare l’interesse degli investitori, rappresentava una soluzione efficace per aumentare la raccolta di fondi e diminuire la dipendenza dai prestiti esteri.
