La rete tranviaria di Modena caratterizzò la mobilità urbana di tale città emiliana fra il 1881 e il 1950.
Costituita inizialmente come tranvia a cavalli e successivamente elettrificata e trasformata a scartamento ridotto, la rete sopravvisse alle due guerre mondiali fino ad essere soppiantata, nel 1950, da una filovia.
In seguito all'inaugurazione della Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria, avvenuta il primo gennaio 1863, Modena aumentò il proprio ruolo di centro attrattore di traffici, suggerendo l'adozione di moderni sistemi di trasporto pubblico.
Un primo progetto di tranvia a cavalli, a scartamento ordinario, venne presentato nel 1881 ad opera degli ingegneri Galli, Manzini e Baseveri, consentendo alla Società dei Tramways di Modena di inaugurare nello stesso anno la linea fra la stazione ferroviaria e Porta Sant'Agostino.
Nel 1883 la costruzione del tratto urbano delle Ferrovie Provinciali, che avevano la propria stazione presso quello che in seguito divenne viale Reiter, comportò la realizzazione di un nuovo asse viario, favorendo l'estensione del tram fino a largo Garibaldi e in seguito a San Lazzaro. La massima estensione della prima rete fu raggiunta nel 1885, con l'inaugurazione del tronco per San Francesco.
Le tranvie elettriche
Nell'ambito del piano regolatore discusso all'inizio del XX secolo, che portò fra l'altro all'abbattimento della cinta muraria, nel 1909 il Comune rilevò la rete tranviaria e municipalizzò la rete elettrica la cui gestione passò alle Aziende Elettriche Municipalizzate (AEM). A quest'ultima venne affidato il compito di esercire e potenziare gli impianti tranviari, di cui era prevista l'estensione a servizio dei quartieri di nuova realizzazione.
L'esercizio a trazione elettrica[2] venne inaugurato il 22 aprile 1912 su un percorso circolare che seguiva quello del preesistente impianto dalla stazione fino a Porta Sant'Agostino, per poi seguire viale Barozzi (allora viale Leoni), via Giardini, porta San Francesco, corso Canalchiaro tornando dunque sulla via Emilia. Il deposito di via Sigonio era raggiungibile tramite la diramazione di servizio verso via Giannone. Ad esso si aggiunse, il 1º maggio dello stesso anno, una linea diametrale che seguiva l'asse della via Emilia, fra la Madonnina e San Lazzaro.
Nel mese di settembre le ultime tratte ancora esercite a cavalli vennero definitivamente dismesse e, il mese successivo, la rete si arricchì di due ulteriori tracciati circolari sulle direttrici Ferrovia-via Paolo Ferrari-via Menotti-via Emilia-viale Storchi-viale Montecuccoli e centro-viale Trento Trieste-Archirola-Carlo Sigonio-via Emilia-corso Canalchiaro. Un importante snodo era costituito da piazza Libertà (poi piazza Mazzini), ov'erano presenti due binari per la manovra e la sosta delle vetture.
A solo un anno di distanza si attuarono alcune modifiche e semplificazioni, consistenti nella soppressione delle tratte lungo le vie Montecuccoli e Leoni (poi via Jacopo Barozzi), con contestuale prolungamento su via Giardini fino a Saliceta San Giuliano, a servizio dell'impianto militare là presente.
Nel 1916, nel corso della prima guerra mondiale, il cimitero di San Cataldo venne ampliato e collegato anch'esso alla rete tranviaria, il servizio sulla quale fu riformato costituendo due linee diametrali, due radiali e una circolare. Ulteriori prolungamenti si ebbero nel 1920 verso Baggiovara, fino alla località Due Mulini e nel 1922 fino a San Damaso.
Nel 1925 fu la volta del binario lungo via Buon Pastore (allora Gino Tabaroni), direttrice in corso di urbanizzazione, che diede vita a un'ulteriore linea verso la stazione ferroviaria. Con tale espansione la rete raggiunse l'estensione di 27,086 km.
A partire dalla fine degli anni venti furono avviate nuove trasformazioni urbane, con asfaltatura delle prime strade e il completo rinnovamento delle Ferrovie provinciali; contestualmente in alcune strade, come corso Vittorio Emanuele, largo porta Bologna, largo Garibaldi e il viale Crispi, di accesso alla stazione FS, i binari furono posati su una sede propria costituita da lunghe aiuole. Tale cambiamento culminò nel 1932 con l'inaugurazione della nuova stazione ferroviaria di piazza Manzoni, raggiunta da un apposito binario tranviario lungo viale delle Medaglie d'Oro (allora viale Umberto I), impegnato dalle corse di una linea "interstazionale". In conseguenza dell'attivazione della nuova tratta ferroviaria urbana, questa prese a intersecare la rete tranviaria con due passaggi a raso posti rispettivamente sulla strada Vignolese e sulla via Emilia Est.